Co-City: cittadinanza attiva e beni comuni urbani

E’ stata un’estate intensa per Associazione Janela, trascorsa tra riunioni, sopralluoghi, fotoritocchi, budget, grafici, tabelle e planimetrie. Ok, anche un pò di vacanza in effetti, non siamo credibili. Ma anche in vacanza i nostri pc non si sono spenti un attimo e ci hanno pregato di smettere, di dargli un pò di tregua, di non farli sciogliere sotto il cocente sole di agosto. In città, al mare, in montagna, sotto la doccia. No dai, sotto la doccia no. Ma tutto questo per un grande obiettivo. Ora è ufficiale: Janela ha presentato una proposta di collaborazione alla Città di Torino, sulla base di una progettualità costruita con 4 partner di progetto (ActionAid-Torino; M.A.I.S; RE.TE. Ong; Vie d’Incontro Onlus).

La proposta di Janela si inserisce all’interno del bando Co-City di Torino, promosso a partire dal programma europeo Urban Innovative Actions e dal nuovo regolamento per la gestione dei Beni Comuni della Città di Torino. Suona bene, eh? Si, per noi suona bene. Però può sembrare complicato, vero?

In effetti si, può sembrare complicato. Ma al tempo stesso, rappresenta uno dei tentativi più originali e innovativi di definire una forma di collaborazione tra i cittadini e le amministrazioni per la gestione dei beni comuni urbani (es. aree verdi, alcuni edifici pubblici). Proviamo a semplificare, allora. Facciamo un passo indietro. Spieghiamolo in modo semplice.

Correva l’anno 2016, il mese di Gennaio. La Città di Torino in una fredda mattina, resa glaciale dal ricordo delle feste appena finite, approvava il nuovo Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei beni comuni urbani. E in quelle fredde giornate, riscaldate al mattino da brioches e cappuccino, in pochi l’hanno letto, in pochi ne hanno colto il significato, in pochi l’hanno considerata una grande occasione per la nostra città. Janela all’epoca non era tra quei pochi, lo ammettiamo.

Entriamo nel dettaglio, ora. All’interno di quello che passerà alla storia – o almeno nella nostra spiegazione – come “Regolamento dei beni comuni urbani” si introduceva il concetto dei Patti di Collaborazione. Questo strumento – già introdotto con un documento analogo a Bologna un paio di anni prima – punta a semplificare i rapporti tra i cittadini e l’amministrazione, per la realizzazione di azioni di cura e gestione di beni comuni urbani. Con questo nuovo strumento, a partire da quelle fredde mattine, gli abitanti di Torino possono ora stringere con la Città accordi per la cura e la gestione di beni comuni stabilendo in forma collaborativa con l’amministrazione le modalità di progettazione, di gestione e di monitoraggio degli interventi. Ma l’inverno era arrivato, e in quel momento in pochi ne hanno colto il significato.

Tutto è cambiato con la pubblicazione del bando Co-City. In quel momento tutti hanno capito. Anche Janela ha capito. Facciamo un salto avanti di un anno.

E’ il 2017, mese di Maggio. Il clima è un pò più mite, le menti più serene, nascono nuovi amori e la Città di Torino ha vinto da poco il primo bando europeo Urban Innovative Actions. Con che proposta? L’applicazione concreta del “Regolamento dei beni comuni urbani”.

Attraverso il progetto Co-City, la Città vuole trovare un modo di rispondere alle esigenze di rigenerazione urbana, e di lotta alla povertà e al degrado urbano attraverso l’attivazione di processi di cittadinanza attiva. L’obiettivo finale del progetto, quindi, è quello di raccogliere proposte per la rigenerazione di aree urbane e per lo sviluppo di attività da parte di cittadini e organizzazioni no-profit. A conclusione di questa fase di “raccolta”, una commissione valuterà le proposte e attiverà una fase di co-progettazione con i cittadini o le organizzazioni no-profit che hanno consegnato la proposta approvata. Il termine di questo processo è la costruzione di un patto di collaborazione con la Città, stipulato tra i cittadini, le organizzazioni no-profit e l’amministrazione pubblica.

E ora torniamo a noi. Siamo a Ottobre. E per qualche mese è ancora il 2017. Janela ha presentato una proposta – con i partner di progetto – in relazione all’area di Corso Taranto 160. L’area sui cui è stata prsentata la proposta era stata inserita dal Comune all’interno della sezione Patti B del bando Co-City. In quest’area è presente la sede del Centro Interculturale della Città di Torino, una importante struttura a direzione pubblica. L’area di riferimento comprende un cortile di circa 10.000mq, all’interno del quale è situato l’edificio del Centro Interculturale, oltre a un edificio dato in concessione all’Accademia di Scherma “Marchesa”.

L’area è stata giustamente indicata dalla Città di Torino come sottoutilizzata, e inserita all’interno del bando Co-City allo scopo di ricevere proposte per una sua valorizzazione. La valorizzazione richiesta era intesa tanto da un punto di vista di ristrutturazione dell’area quanto, soprattutto, dalla definizione di un’espansione delle attività presenti. Janela ha costruito una partnership adatta alla presentazione di una proposta di questo tipo e coordinato la fase di definizione degli obiettivi e delle attività del progetto. Oltre a questo, Janela si è impegnata nella costruzione di un’ipotesi di riqualificazione e nella stima dei costi,abbondantemente all’interno del budget massimo previsto dalle linee guida del bando Co-City. L’attività di costruzione della partnership è stata agevolata e indirizzata grazie al supporto della Rete delle Case del Quartiere e – in particolare – grazie agli incontri organizzati dai Bagni Pubblici di Via Agliè tra le diverse associazioni interessate alla partecipazione.

Nelle prossime settimane i computer di Janela si intaseranno nuovamente, per mettere insieme tutto il materiale prodotto in questi mesi e raccontarvi passo per passo tutti i dettagli della proposta presentata. Nel frattempo, a giorni, la stessa proposta sarà pubblicata sul sito dei Beni Comuni Urbani. La storia è iniziata con l’approvazione del Regolamento quasi due anni fa, e oggi inizia una nuova fase. Una fase in cui la Città e i cittadini inizieranno a collaborare, per il bene del territorio e della comunità. E con questo finisce anche la storia che vi abbiamo raccontato oggi. La storia di un’estate passata su un progetto, con l’obiettivo di far qualcosa di buono per la città e per il territorio. Appuntamento al prossimo articolo, sugli stessi schermi.

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